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Fulvia Toscano non si ferma mai. A distanza di pochi giorni da NaxosLegge, il suo impegno a favore della cultura la riporta in pista: con Extramoenia, rassegna di cultura classica giunta alla XIII edizione. Dal 5 al 9 ottobre Giardini Naxos riprende in mano la sua eredità culturale, con un cartellone ricchissimo (forse più di NaxosLegge) di eventi. Ma prima di andare avanti, è giusto dare un’occhiata indietro. Per commentare la prima edizione del Festival delle narrazioni, della lettura e del libro.

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“La prima edizione di NaxosLegge è andata bene, ci siamo misurati con qualcosa di nuovo , ci siamo testati e abbiamo visto che possiamo continuare. C’è stata molta attenzione per l’evento e ringraziamo il pubblico che ci ha dato fiducia.

L’obiettivo - l’idea che avevo in testa prima di cominciare - era quello di lanciare la buona pratica della lettura, ma con una strategia precisa: non affidarsi, nella compilazione del programma, alle mode del momento, agli scrittori in voga e ai libri più venduti negli ultimi tempi. Le nostre scelte sono state guidate da una coerenza tematica, coerenza che è stata premiata.

Questa prima edizione di NaxosLegge è stata un’occasione per saggiare la location. Il Lido di Naxos e il Castello di Schisò sono i luoghi giusti? Credo proprio di sì.  Forse anticiperemo le date del festival, l’anno prossimo, per sfruttare le meravigliose giornate estive di metà settembre.

A tutti è piaciuta l’idea di leggere in pubblico brani propri o di altri autori. E’ stato questo il valore aggiunto di NaxosLegge. E poi non dimentichiamo i tre momenti clou: la serata gastronomica Clandestini a Naxos, la Notte della Lettura e l’incontro tra i direttori artistici dei festival letterari di Sicilia. Tutto è andato bene, come del resto l’incontro, di alto profilo, con Vincenzo Pirrotta e la partecipazione dell’assessore regionale al turismo Daniele Tranchida”.

Lasciamo Fulvia Toscano, ma solo per qualche giorno: non c’è il tempo di riposarsi dopo NaxosLegge. Fra poche ore prende il via Extramoenia, con il PremioTeocle, le giornate Gimed, i lungometraggi che raccontano di incontri fra Oriente e Occidente, fra Italie diverse, fra passato e presente.

Caterina Mittiga (Itam Comunicazione)
Foto di Antonella Tassone

Archiviata la felice esperienza di NaxosLegge, domani sera avrà inizio Extramoenia, la rassegna di cultura classica che da 13 anni riporta alle origini quella che fu la prima colonia greca d’Occidente, Giardini Naxos.In realtà, Extramoenia è già cominciato: la notte tra il 24 e il 25 settembre, la Notte della Lettura, nel magico Castello di Schisò, la cui corte la famiglia Paladino ha aperto al pubblico dopo 30 anni di isolamento. Di quella notte vi abbiamo già parlato (qui il racconto), ma adesso è tempo di bilanci. Dunque lasciamo la parola - e la pagina - a chi ha lavorato all’allestimento e all’organizzazione della lunga notte in nome della lettura: Vincenza Di Vita e Gigi Spedale.

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“Il bilancio non può che essere positivo. La Notte della Lettura è stata un evento zero, eppure la partecipazione, soprattutto dei giardinesi è stata grande.  Finalmente Giardini Naxos ha avuto accesso a uno spazio finora negato, eppure così prezioso. La riapertura del Castello di Schisò rappresenta una sorta di riscoperta, e dobbiamo ringraziare la famiglia Paladino, che ha permesso tutto questo ed è stata presente, in piedi, fino alla fine dell’evento.

Tra i momenti da ricordare certamente c’è la presenza di Marcello Fois, che ha aperto la serata e che rappresenta la possibilità di confronto tra Sardegna e Sicilia. E’ stata una notte in cui si è rivalutata la grande ricchezza dell’ascolto, della lettura.

Voglio ringraziare tutti gli attori e gli artisti che hanno dato il loro contributo, affiancando le letture: Katia Pesti, Elisa Di Dio, Gianfranco Quero, Mariapia Rizzo, Tino Caspanello. Sono tutti artisti messinesi che hanno creduto nel progetto.

Infine, sono felice di sottolineare la grande presenza femminile che ha caratterizzato questa prima Notte della Lettura”.

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“Il risultato più grande che abbiamo ottenuto con la Notte della Lettura è la promessa di una nuova vita per il Castello di Schisò, vero tesoro giardinese. Quella notte, solo le luci c’erano ad abbellirlo: questo dimostra quanto sia semplice valorizzare un bene, un edificio, che abbandonato a se stesso diventa quasi un relitto.

Spesso i luoghi pubblici rimangono chiusi per mancanza di risorse: con la Notte della Lettura anche con poche risorse è stato riaperto un pezzo del patrimonio di questa città, perché ognuno ha fatto qualcosa, ognuno ha dato un contributo. Il parroco di Giardini ha prestato le sedie, il Comune ha provveduto a far montare le pedane, la signora Laura Ryolo ha regalato piante di gelsomino della sua azienda.

Possiamo continuare su questa strada, possiamo crescere: ce lo dimostra Marcello Fois, direttore del festival L’isola delle storie, che testimonia come una piccola realtà come Gavoi veda aumentare la propria ricchezza con la letteratura. La crisi è solo crisi di idee. Ma quando le idee ci sono, si può costruire qualcosa di buono, puntando anche sul senso di appartenenza al territorio che si sviluppa negli artisti”.

Caterina Mittiga (Itam Comunicazione)

Il vino racconta. Racconta di sè e di chi lo produce, racconta la terra da cui nasce. Racconta storie a volte mitiche, a volte reali. Racconta un mondo che non si esaurisce nel momento del sapore. Il vino è un testimone, un protagonista, un codice e un linguaggio. Tra cultura e vino (e tra letteratura e vino) c’è un legame forte come la storia dell’uomo.

NaxosLegge, crocevia di incontri tra la pagina scritta e gli altri codici espressivi, ha dato al vino il ruolo di nobile accompagnatore della serata gastronomica dedicata al tonno Clandestini a Naxos, in compagnia dello chef Antonio Bufi. Sulle tavole degli ospiti, accanto alla scatola del Gioco del Tonno (idea di Moreno Cedroni), c’erano i syrah e gli chardonnay di Cambria Vini, l’azienda vitivinicola di Furnari (ME) guidata da Nancy Cambria. Una donna che ama il vino così come ama la cultura.

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“NaxosLegge è stato un evento eccezionale, perché ha creato un’occasione in cui vino e cultura potessero incontrarsi. Il vino oggi non è più soltanto una bevanda: dopo le informazioni tecniche, dopo la degustazione, è giusto e bello raccontare la storia che ha dato origine a quel vino. Così, avviene quella che chiamiamo good experience: un’esperienza, anche emotiva, che va al di là del momento del palato”.

Il vino è storia: storia del territorio. Che proprio dalla letteratura prende linfa vitale. “Nelle nostre cantine organizziamo un wine tour,  durante il quale raccontiamo ai visitatori i nostri vini attraverso le storie del territorio”. L’ultimo nato, in casa Cambria, si chiama Rosso del Levriero, e sull’etichetta presenta l’immagine di un levriero e la scritta Fin chè venga. “La storia di questo vino nasce dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. La storia narra di una battuta di caccia, avvenuta proprio qui, a Furnari, durante la quale un cane di re Ruggero d’Altavilla venne ferito; il re, preoccupato, portò il suo cane da un contadino, affinché lo curasse. Il contadino, che era poverissimo, lo curò per anni e anni, fino al ritorno del re che, colpito dalla fedeltà mostrata dal contadino, lo nominò barone di Furnari. Da quel momento il levriero è il simbolo di Furnari. Il Rosso del Levriero rappresenta il dialogo fra due culture straniere, perché racchiude in sé il nero d’avola (vitigno autoctono) e il syrah (vitigno straniero)”. Difficile immaginare un messaggio più culturale - e più attuale - di questo.

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“Ogni etichetta ha una storia o una leggenda che parla di questo territorio: ecco perché i visitatori delle nostre cantine si immergono nel territorio, conoscono la realtà di Furnari, la sua cultura, popolare e nobiliare allo stesso tempo. E’ un modo di pensare il turismo, anzi l’enoturismo, che potrebbe essere una grande risorsa per queste terre ma che invece incontra ostacoli ingiustificati”.

Il vino come simbolo, il vino come portatore di identità, come bandiera di una cultura e di una tradizione millenaria (”All’ultimo Vinitaly abbiamo presentato il Mastro Nicola Nocera: il vitigno Nocera, che si coltiva solo in provincia di Messina, era tra i favoriti di Giulio Cesare”), il vino come strumento di crescita, anche. Se solo ci fosse più attenzione.

“Penso che questo modo di valorizzare il vino sia molto vicino alla sensibilità femminile. Eppure noi donne non vogliamo mai aiuto da nessuno, salvo poi accorgerci che  facendo squadra ci si rafforza. Sarebbe bello mettere in piedi una rete per la promozione del territorio, anche attraverso il vino. La provincia di Messina ha 3 doc, in soli 890 ettari di vigneti. E’ una risorsa incommensurabile, ma è come se non ce ne fossimo ancora accorti”.

Sono calici che raccontano, quelli di Cambria Vini. E raccontano una storia eterna, che non finirà mai.

Caterina Mittiga (Itam Comunicazione)

Quando si intervista uno scrittore come Marcello Fois, la cosa peggiore che possa succedere è vedere l’inchiostro della penna che si fa sempre più opaco, sempre più timido, fino a scomparire del tutto. Ho provato a fare finta di niente, incidendo sul foglio le parole con la punta della penna a fare da scalpello, ma lui se n’è accorto. “Le do la mia, signorina” ed è corso a recuperare una penna dignitosa.

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Marcello Fois non è stato solo un ospite di passaggio, a NaxosLegge. La sua presenza è stata viva e partecipe la Notte della Lettura, quando ha aperto la serata leggendo alcuni passaggi del suo libro In Sardegna non c’è il mare (Laterza); poi, il giorno dopo, ha preso parte all’incontro tra i direttori artistici dei festival letterari di Sicilia, incontro di cui era ospite d’onore - assieme a Paola Soriga - perchè direttore di uno tra i più felici festival letterari d’Italia, L’isola delle storie, di Gavoi (”Grazie a questo festival - racconta - il pil di Gavoi è cresciuto del 30%”).

La nostra conversazione parte da una domanda: c’è un ponte tra Sicilia e Sardegna?

“La Sicilia e la Sardegna sono diverse per certi aspetti, e simili per altri. In realtà sono molto più simili nei difetti che nei pregi. Ad esempio, è comune alle due isole la tendenza ad accarezzare un certo assistenzialismo diffuso, a piangersi addosso, ad essere autureferenziali. L’autoreferenzialità fa bene solo quando è includente, perché così crea identità. Se è escludente, crea solo isolamento.

“Sia Sicilia che Sardegna devono imparare a rintracciare la propria identità culturale nell’orgoglio, ma non è semplice: siamo tediati dai luoghi comuni, tutti pensano di conoscerci. La realtà è che noi sardi e voi siciliani rappresentiamo due mondi troppo diffusi per poter essere inglobati in una definizione. Per tutti, il siciliano ha la coppola, il sardo è testardo. Eppure, sia il siciliano che il sardo hanno un valore aggiunto: la mobilità. Per il solo fatto di essere separati dal continente dal mare siamo abituati a viaggiare, ad essere mobili. A lungo siamo cresciuti come ostaggio del luogo. L’idea del viaggio, del distacco, è il nostro valore aggiunto.

“La Sicilia ha una grande tradizione letteraria che mostra quanto il siciliano (inteso come lingua e come abitante) è molto più complesso del format Sicilia. Se pensiamo all’esperienza germanica di Pirandello, rintracciamo influenze più mitteleuropee che mediterranee. Ma questo nessuno lo sa, e tutto viene ridotto al semplice barocchismo.

“Quando leggo autori come Consolo, Bufalino, io sto leggendo tante Sicilie diverse. E la Sardegna è uguale da questo punto di vista, soprattutto adesso che è animata dalle ultime generazioni di scrittori sardi. La cultura dovrebbe servire a confondere, a generare domande, la letteratura è un’analisi fuori dal luogo comune e dalla pigrizia mentale.

“E’ bella l’idea di creare un network di festival letterari in Sicilia, purché ci si ricordi che l’unico network possibile è quello che esplora questioni pratiche. E’ fondamentale salvare la propria identità, collaborare rimanendo diversi. Così, anche in questo caso possiamo parlare di Sicilie”.

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Durante la Notte della Lettura, Marcello Fois ha parlato di un grande romanzo storico che può essere considerato l’alter ego sardo del nostro Gattopardo: è Il giorno del giudizio, di Salvatore Satta. E durante la nostra intervista ritorna a parlarne: “Leggo sempre insieme Il Gattopardo e Il giorno del giudizio. Due libri come due isole, lontani ma in contatto, da sempre. Forse è questo il ponte che cercavamo.

Caterina Mittiga (Itam Comunicazione)

Foto di Antonella Tassone

In uno dei rari momenti di “solitudine”, dopo infinite chiacchiere e strette di mano scambiate, lo si vede leggere Intervista a Emma Dante, il libro firmato dall’ex deputata di Rifondazione – oggi con Sel – Titti De Simone. Acquistato nell’occasione giardinese. Daniele Tranchida, assessore regionale al turismo, arriva a Naxos intorno alle 11.00 del mattino. Si fermerà fino a tarda sera, per seguire la manifestazione che l’istituzione che rappresenta ha patrocinato. «Ma sarei voluto essere qui già ieri (il 24 settembre, ndr). Sono molto pentito di essermi perso la Notte della Lettura, con la riapertura del Castello di Schisò, che non ho mai visitato. So che non è in ottime condizioni, ma visti gli scempi seguiti ad alcuni recenti restauri considero un pregio la situazione attuale. È il momento di una convenzione con i proprietari, la famiglia Padalino, per renderlo costantemente fruibile» dice Tranchida. Che apre la sua giornata a NaxosLegge partecipando alla tavola rotonda dei direttori dei festival letterari siciliani (qui il post di resoconto sull’incontro e l’intervento dell’assessore), e la prosegue in mezzo al pubblico degli incontri pomeridiani, quelli dal sapore più chiaramente politico nei quattro giorni di Festival.

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«Un plauso alle Officine di Hermes, l’associazione che ha organizzato NaxosLegge – prosegue l’assessore – e a Giardini Naxos che affianca questo appuntamento ad un’altra rassegna culturale di grande livello come Extramoenia. Questo festival – precisa Tranchida – è apprezzabile perché non è soltanto una passerella per case editrice ma pone l’accento sui racconti, sulla narrazione, sulla lettura. In una parola sulla letteratura. È un valore prezioso – aggiunge – in un periodo in cui il numero dei lettori diminuisce di pari passo con la capacità di sviluppare pensiero critico». La causa? Secondo l’assessore un decennio di riforme scolastiche e universitarie dannose. «Da Zecchino alla Gelmini, passando per la Moratti e Fabio Mussi, le riforme hanno svilito la nostra istruzione. E l’editoria è uno dei primi settori a risentirne». L’ultima domanda per Daniele Tranchida è di quelle classiche in un’occasione del genere. Cosa preferisce leggere l’assessore? «Saggistica più narrativa. Letteratura straniere, russa e francese in particolare, ma anche sudamericana. E poi ho una passione per i testi teatrali. Sul comodino ho i lavori di Gabriele Vacis con Marco Paolini sulle tragedie del nostro paese e seguo sempre i “nostri” Spiro Scimone e Tino Caspanello”.

Giuseppe D’Avella (Itam Comunicazione)

Foto di Antonella Tassone

L’ultima giornata di NaxosLegge comincia con uno dei momenti “preziosi” della rassegna. Momento prezioso perché si spera possa essere fruttuoso per il futuro della letteratura siciliana. Attorno al tavolo degli incontri sono radunati i direttori artistici dei festival letterari di Sicilia. Tutti assieme, per la prima volta. Lo scopo di questa adunata storica – coordinata dalla padrona di casa, Fulvia Toscano - è il tentativo di creare un network dei festival, una rete come Latitudini, per far fronte ai problemi del settore, per fare sinergia tra tutte le energie. Ecco i protagonisti, ecco le loro idee. A partire da un dubbio: c’è bisogno di un network di festival letterari?

Riccardo Emmolo – Contaminazioni, Modica, RG

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Il nostro festival è nato dall’idea di fare contaminazioni tra i saperi, tra le culture. Per esempio, abbiamo dedicato uno spazio alla letteratura dell’immigrazione (quella degli stranieri che scrivono in italiano). Ottima idea quella di creare una rete tra i festival. Non possiamo continuare a comportarci supinamente con una classe politica che taglia la cultura. Puntiamo alla qualità: qualità significa diversificarsi, scegliere una formula precisa, valorizzando le nostre risorse e aiutandoci a vicenda, facendo le scelte migliori per il nostro territorio.

Ottavio Navarra – Una marina di libri, Palermo

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Quelli che organizzano i festival sono degli assetati, sono cercatori di parole. Organizzare un festival letterario significa creare occasioni di riflessione, di provocazione. Con Una marina di libri volevamo dimostrare che è possibile realizzare cose di qualità senza troppe spese: il nostro è stato il primo festival low cost. E ha avuto successo. Un festival dev’essere una festa della comunità, dev’essere organizzato per spettatori attivi. Noi ci siamo inventati degli strumenti per rendere protagonista il pubblico. Il sistema in cui viviamo non può essere elemento per giustificare tutte le cose che non vanno in Sicilia: dobbiamo partire da noi, dalla consapevolezza che la cultura arricchisce la comunità. Il network può fare molto per questo.

Paolo Lisi e Giuseppe Condorelli – Isolapoesia, Catania

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L’idea del network è difficile da concretizzare, anche perché c’è il problema della visibilità. Realizziamo prodotti di qualità, ma non lo sa nessuno: non possiamo spendere soldi per comprare pubblicità. Dobbiamo uscire dalle logiche di mercato, dobbiamo lavorare mantenendo e rispettando le identità, ma non possiamo fare a meno dello istituzioni, perché anche loro devono accorgersi di ciò che succede tra la gente.

Alberto Samonà – Mondellogiovani, Palermo
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Mondellogiovani nasce dall’idea del parlare del diverso in un’ottica di condivisione. È necessario strutturare una proposta culturale concreta, che possa crescere. Non ci si può fermare ai due, tre giorni del festival, ma bisogna andare oltre, estendere l’attenzione alla cultura. E lo si fa puntando sul territorio: il territorio va oltre i luoghi. È comunità.

Alessandro Di Salvo – A tutto volume, Ragusa

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Il nostro festival ha voluto fin da subito coinvolgere tutta la città, perché questo ha generato un impatto economico che non si può trascurare.
Da tempo cercavo un coordinamento tra i vari festival, ma finora ho visto solo tanto individualismo. Eppure tutti siamo accomunati dalla necessità di trovare risorse non solo pubbliche ma anche private, attraverso le sponsorizzazioni, da cercare sul territorio di riferimento.
Sono moltissimi i festival letterari, ma non c’è alcuna discriminante sulla qualità; inoltre, ci sono periodi di letargo, come l’inverno. Ecco, su queste cose dovremmo riflettere.
L’idea del network può portare a un reperimento intelligente e comune delle risorse. E poi può essere un modo per stipulare accordi con media partner, che rappresentano la voce di spesa più alta nell’organizzazione di un festival letterario.

Villaggio Maori Edizioni/Festival Descritto – Catania

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Dagli organizzatori del Festival arriva l’invito a un prossimo incontro tra direttori artistici, il 26 e il 27 novembre a Catania.

Tiziana Spadaro e Nausica Zocco – Versi di luce, Modica (RG)

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Il nostro è un festival tra poesia e video e rappresenta lo spirito degli attraversamenti tra le forme di comunicazione. All’interno dell’associazione Officina Creativa ci siamo inventati un festival di video-poesia, partendo da niente, con spese bassissime. Eppure, il successo c’è stato. Ha vinto la creatività. Come dice Salvatore Quasimodo, a cui il Festival è dedicato, “la poesia appartiene al popolo”. Il network è un’idea bella, già solo conoscerci è una ricchezza.

Non solo un incontro tra siciliani, quello della mattina di domenica: tra loro, due ospiti eccellenti, nell’ambito del progetto Isole che si raccontano. Dalla Sardegna, Marcello Fois, del festival L’isola delle storie (Gavoi), e Paola Soriga, di Il settembre dei poeti (Seneghe). E poi Luciano Lanna, del festival Caffeina, di Viterbo, e infine l’assessore regionale al turismo Daniele Tranchida, che ha patrocinato NaxosLegge.

Paola Soriga – Il settembre dei poeti, Seneghe (OR)

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La creazione di un network è vincente perché si rivolge alla comunità. Ed è bello immaginare di poter portare un laboratorio in giro per la Sicilia.
Non credo che sia giusto fare un festival low cost: le risorse economiche sono indispensabili, per dare una valore al lavoro di tutti. I tecnici del suono, ad esempio, è giusto che siano pagati. Il festival low cost può andare bene in una fase iniziale, quando c’è grande entusiasmo, ma non a lungo termine.
E non dimentichiamo il valore – anche economico – che un festival ha nel suo impatto con la comunità che lo accoglie.

Marcello Fois – L’isola delle storie, Gavoi

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Un festival non può prescindere dal territorio, perché il territorio deve poter rispondere. Con un festival può aumentare l’imprenditoria locale, ad esempio.
Il Festival di Gavoi è nato nove anni fa con un format fisso, che rifiuta la simultaneità degli eventi. Abbiamo dimostrato di potercela fare senza entrare nei meccanismi clientelari. L’energia propria è uno strumento che nessuna economia può concretizzare. Bisogna avere voglia di fare le cose. A Gavoi la gente risponde.
Mi sento di dare un consiglio ai network: mettetevi al corrente di come funziona il sistema, ma che sia un sistema valido per più tipologie di festival. Informatevi su come avere accesso a un certo tipo di finanziamenti, su come impostare bene un rapporto burocratico con le istituzioni. Perché la qualità bisogna sapersela permettere, e le informazioni condivise permettono ai direttori artistici di lavorare bene.

Luciano Lanna – Caffeina, Viterbo

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Abbiamo pensato di organizzare il festival a Viterbo perché è una dimensione più intima rispetto a Roma. Si è creata una valorizzazione della città che non avremmo mai immaginato. La Sicilia è ricchissima di festival di ogni tipo, forse come nessun’altra regione in Italia. Quello che manca è proprio l’unione delle forze. Occorre un grosso network delle idee, della creatività, della cultura. Il festival è il vero fenomeno degli ultimi anni, perché è venuto fuori un vero bisogno di conoscere gli scrittori. Tutto questo ha portato la cultura a un nuovo approccio democratico.

Daniele Tranchida – Assessorato regionale al turismo, sport e spettacolo

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Ho apprezzato molto l’idea di creare un network tra i festival letterari di Sicilia. Dobbiamo essere nelle condizioni di trovare formule vincenti. Di sicuro non è vincente basarsi solo sul finanziamento pubblico, perché trovare formule innovative di sostentamento può aiutare un’iniziativa a sopravvivere nel tempo. È giusto puntare sulla cultura d’impresa, coinvolgere le attività imprenditoriali del territorio.
A NaxosLegge ho visto concretizzarsi l’idea del paesaggio umano proprio grazie al forte rapporto col territorio.

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Caterina Mittiga (Itam Comunicazione)

Foto di Antonella Tassone

Il Castello di Schisò

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Marcello Fois inaugura la Notte della Lettura

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Eleonora Iannelli e Leda Melluso presentano L’amante inglese

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Le letture di Marinella Fiume ed Elisa Di Dio

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Vittorio Bongiorno legge Il duka in Sicilia, accompagnato dal contrabbasso

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La performance dell’Euro Jazz Club di Giardini Naxos

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L’attore Gianfranco Quero e lo scenografo Marco Dentici

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Foto di Antonella Tassone (Itam Comunicazione)

L’incontro con Giovanna Giordano e Marco Vespa

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Salvatore Ferlita (a destra nelle foto) presenta, assieme a Massimo Maugeri, Le arance non raccolte

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Si parla di teatro a NaxosLegge: con Vincenzo Pirrotta, Dario Tomasello, Stefania Rimini, Tino Caspanello, Gigi Spedale

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Raffaele Mangano e Salvatore Presti presentano il film “La singolare avventura del povero Francesco Maria”

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Foto di Antonella Tassone (Itam Comunicazione)

La Notte della Lettura

Ci piacerebbe far parlare solo le immagini, per raccontarvi l’atmosfera contagiosa che colpiva i visitatori non appena varcavano la soglia del Castello di Schisò, durante la Notte della Lettura. La corte, riaperta dopo un trentennio di cancelli sbarrati, è diventata la casa della lettura, il luogo che tutti ricorderanno, quando NaxosLegge sarà terminato. Organizzata con il prezioso contributo di Vincenza Di Vita e Gigi Spedale, la Notte della Lettura è stata definita più volte durante la serata una “maratona”, con una pausa centrale a dividere in due il carosello di presentazioni, proiezioni, conversazioni, e soprattutto letture.

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A cominciare la lunga maratona è stato Marcello Fois, uno degli ospiti di punta di questa prima edizione, che ha letto alcune pagine del suo In Sardegna non c’è il mare (Laterza): un racconto divertente di vicende sarde che potrebbero verificarsi anche in Sicilia.
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A NaxosLegge è tornata Marinella Fiume, che avevamo conosciuto in occasione dell’incontro con Francesco Fioretti, per leggere alcune pagine del suo libro, Feudo del mare. La stagione delle donne, un volume sulla stagione delle donne sindaco.
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Forse era la luce, forse le piante e i fiori, forse ancora la temperatura gentile che accarezzava gli scialli delle signore, ma ieri sera al Castello di Schisò si stava davvero bene. E i proprietari – la famiglia Paladino – da ottimi padroni di casa sono stati presenti (e in piedi, perché i posti a sedere erano tutti occupati) fino alla fine della maratona. E’ stata una serata non urlata, dolce come il luogo che la ospitava, e che rievocava tempi meno cupi di quelli attuali, tempi in cui la lettura rappresentava un piacere supremo, tempi in cui si trovava con gioia il tempo di abbandonarsi ai racconti, alla seduzione delle parole.
Le proiezioni dei cortometraggi hanno dato vigore al tempo, lo hanno scandito. Rosa Balistreri e Nino Martoglio i protagonisti dei video della prima parte della serata. Ma c’era anche la musica: prima con Vittorio Bongiorno, autore del volume Einaudi Il duka in Sicilia, poi con l’ensemble Euro Jazz Club, di Giardini Naxos. Con Vittorio Bongiorno abbiamo scambiato quattro chiacchiere, durante la pausa. Oltre ad aver scritto dei libri, è un musicista e poiché in questi giorni abbiamo indagato il rapporto tra la letteratura e gli altri codici espressivi, con lui abbiamo voluto capire cosa leghi scrittura e musica. “La musica mi è servita per dare un tempo alla narrazione, per scandire i ritmi del racconto. Nella mia vita musica e letteratura hanno lo stesso peso, anche se talvolta sulla bilancia una pesa più dell’altra. Ma vanno comunque di pari passo: non potrei mai scrivere un libro che non parli di musica”. Il suo romanzo, infatti, parla di un concerto epocale a Palermo, negli anni ’60. E nonostante la presenza di Duke Ellington (il “duka” del libro) e di altre leggende della musica, non se ne seppe mai niente di questa Woodstock siciliana.
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La Notte della Lettura ha voluto regalare anche frammenti di teatro di alto valore. Ha cominciato Gianfranco Quero che ha interpretato l’accorato duello tra Rinaldo e Orlando scritto da Nino Martoglio. Il pubblico era ipnotizzato. Un altro momento di teatro è stato quello dedicato a Tino Caspanello, che con sua moglie – e partner sulla scena – Cinzia Muscolino ha recitato un brano tratto dalla sua opera Mari.

Nel Castello di Schisò il Festival della lettura è diventato Festa della lettura. Proprio come doveva essere. E proprio come sarà – si spera – negli anni a venire.

Caterina Mittiga (Itam Comunicazione)

Foto di Antonella Tassone

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Si chiama Piccolo grande schermo la sezione del programma di NaxosLegge che ospita le proiezioni di lungometraggi che condividono, in un modo o nell’altro, lo spirito del Festival. Sabato 24, seduti al tavolo degli incontri, ci sono Ferdinando Raffaele e Salvatore Presti: sono loro a introdurre la proiezione del film La singolare avventura del povero Francesco Maria, film del 1983 diretto da Enzo Muzii, con un giovane Sergio Castellitto. Il film è importante per due nomi pesanti della letteratura italiana: Vitaliano Brancati, che ha scritto il romanzo da cui è stata tratto il soggetto della pellicola, e Leonardo Sciascia, che di questa pellicola è lo sceneggiatore. Il cerchio – della lettura – si chiude.

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Raffaele Mangano

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Salvatore Presti

Caterina Mittiga (Itam Comunicazione)
Foto di Antonella Tassone

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