L’ultima giornata di NaxosLegge comincia con uno dei momenti “preziosi” della rassegna. Momento prezioso perché si spera possa essere fruttuoso per il futuro della letteratura siciliana. Attorno al tavolo degli incontri sono radunati i direttori artistici dei festival letterari di Sicilia. Tutti assieme, per la prima volta. Lo scopo di questa adunata storica – coordinata dalla padrona di casa, Fulvia Toscano - è il tentativo di creare un network dei festival, una rete come Latitudini, per far fronte ai problemi del settore, per fare sinergia tra tutte le energie. Ecco i protagonisti, ecco le loro idee. A partire da un dubbio: c’è bisogno di un network di festival letterari?
Riccardo Emmolo – Contaminazioni, Modica, RG

Il nostro festival è nato dall’idea di fare contaminazioni tra i saperi, tra le culture. Per esempio, abbiamo dedicato uno spazio alla letteratura dell’immigrazione (quella degli stranieri che scrivono in italiano). Ottima idea quella di creare una rete tra i festival. Non possiamo continuare a comportarci supinamente con una classe politica che taglia la cultura. Puntiamo alla qualità: qualità significa diversificarsi, scegliere una formula precisa, valorizzando le nostre risorse e aiutandoci a vicenda, facendo le scelte migliori per il nostro territorio.
Ottavio Navarra – Una marina di libri, Palermo

Quelli che organizzano i festival sono degli assetati, sono cercatori di parole. Organizzare un festival letterario significa creare occasioni di riflessione, di provocazione. Con Una marina di libri volevamo dimostrare che è possibile realizzare cose di qualità senza troppe spese: il nostro è stato il primo festival low cost. E ha avuto successo. Un festival dev’essere una festa della comunità, dev’essere organizzato per spettatori attivi. Noi ci siamo inventati degli strumenti per rendere protagonista il pubblico. Il sistema in cui viviamo non può essere elemento per giustificare tutte le cose che non vanno in Sicilia: dobbiamo partire da noi, dalla consapevolezza che la cultura arricchisce la comunità. Il network può fare molto per questo.
Paolo Lisi e Giuseppe Condorelli – Isolapoesia, Catania

L’idea del network è difficile da concretizzare, anche perché c’è il problema della visibilità. Realizziamo prodotti di qualità, ma non lo sa nessuno: non possiamo spendere soldi per comprare pubblicità. Dobbiamo uscire dalle logiche di mercato, dobbiamo lavorare mantenendo e rispettando le identità, ma non possiamo fare a meno dello istituzioni, perché anche loro devono accorgersi di ciò che succede tra la gente.
Alberto Samonà – Mondellogiovani, Palermo

Mondellogiovani nasce dall’idea del parlare del diverso in un’ottica di condivisione. È necessario strutturare una proposta culturale concreta, che possa crescere. Non ci si può fermare ai due, tre giorni del festival, ma bisogna andare oltre, estendere l’attenzione alla cultura. E lo si fa puntando sul territorio: il territorio va oltre i luoghi. È comunità.
Alessandro Di Salvo – A tutto volume, Ragusa

Il nostro festival ha voluto fin da subito coinvolgere tutta la città, perché questo ha generato un impatto economico che non si può trascurare.
Da tempo cercavo un coordinamento tra i vari festival, ma finora ho visto solo tanto individualismo. Eppure tutti siamo accomunati dalla necessità di trovare risorse non solo pubbliche ma anche private, attraverso le sponsorizzazioni, da cercare sul territorio di riferimento.
Sono moltissimi i festival letterari, ma non c’è alcuna discriminante sulla qualità; inoltre, ci sono periodi di letargo, come l’inverno. Ecco, su queste cose dovremmo riflettere.
L’idea del network può portare a un reperimento intelligente e comune delle risorse. E poi può essere un modo per stipulare accordi con media partner, che rappresentano la voce di spesa più alta nell’organizzazione di un festival letterario.
Villaggio Maori Edizioni/Festival Descritto – Catania

Dagli organizzatori del Festival arriva l’invito a un prossimo incontro tra direttori artistici, il 26 e il 27 novembre a Catania.
Tiziana Spadaro e Nausica Zocco – Versi di luce, Modica (RG)

Il nostro è un festival tra poesia e video e rappresenta lo spirito degli attraversamenti tra le forme di comunicazione. All’interno dell’associazione Officina Creativa ci siamo inventati un festival di video-poesia, partendo da niente, con spese bassissime. Eppure, il successo c’è stato. Ha vinto la creatività. Come dice Salvatore Quasimodo, a cui il Festival è dedicato, “la poesia appartiene al popolo”. Il network è un’idea bella, già solo conoscerci è una ricchezza.
Non solo un incontro tra siciliani, quello della mattina di domenica: tra loro, due ospiti eccellenti, nell’ambito del progetto Isole che si raccontano. Dalla Sardegna, Marcello Fois, del festival L’isola delle storie (Gavoi), e Paola Soriga, di Il settembre dei poeti (Seneghe). E poi Luciano Lanna, del festival Caffeina, di Viterbo, e infine l’assessore regionale al turismo Daniele Tranchida, che ha patrocinato NaxosLegge.
Paola Soriga – Il settembre dei poeti, Seneghe (OR)

La creazione di un network è vincente perché si rivolge alla comunità. Ed è bello immaginare di poter portare un laboratorio in giro per la Sicilia.
Non credo che sia giusto fare un festival low cost: le risorse economiche sono indispensabili, per dare una valore al lavoro di tutti. I tecnici del suono, ad esempio, è giusto che siano pagati. Il festival low cost può andare bene in una fase iniziale, quando c’è grande entusiasmo, ma non a lungo termine.
E non dimentichiamo il valore – anche economico – che un festival ha nel suo impatto con la comunità che lo accoglie.
Marcello Fois – L’isola delle storie, Gavoi

Un festival non può prescindere dal territorio, perché il territorio deve poter rispondere. Con un festival può aumentare l’imprenditoria locale, ad esempio.
Il Festival di Gavoi è nato nove anni fa con un format fisso, che rifiuta la simultaneità degli eventi. Abbiamo dimostrato di potercela fare senza entrare nei meccanismi clientelari. L’energia propria è uno strumento che nessuna economia può concretizzare. Bisogna avere voglia di fare le cose. A Gavoi la gente risponde.
Mi sento di dare un consiglio ai network: mettetevi al corrente di come funziona il sistema, ma che sia un sistema valido per più tipologie di festival. Informatevi su come avere accesso a un certo tipo di finanziamenti, su come impostare bene un rapporto burocratico con le istituzioni. Perché la qualità bisogna sapersela permettere, e le informazioni condivise permettono ai direttori artistici di lavorare bene.
Luciano Lanna – Caffeina, Viterbo

Abbiamo pensato di organizzare il festival a Viterbo perché è una dimensione più intima rispetto a Roma. Si è creata una valorizzazione della città che non avremmo mai immaginato. La Sicilia è ricchissima di festival di ogni tipo, forse come nessun’altra regione in Italia. Quello che manca è proprio l’unione delle forze. Occorre un grosso network delle idee, della creatività, della cultura. Il festival è il vero fenomeno degli ultimi anni, perché è venuto fuori un vero bisogno di conoscere gli scrittori. Tutto questo ha portato la cultura a un nuovo approccio democratico.
Daniele Tranchida – Assessorato regionale al turismo, sport e spettacolo

Ho apprezzato molto l’idea di creare un network tra i festival letterari di Sicilia. Dobbiamo essere nelle condizioni di trovare formule vincenti. Di sicuro non è vincente basarsi solo sul finanziamento pubblico, perché trovare formule innovative di sostentamento può aiutare un’iniziativa a sopravvivere nel tempo. È giusto puntare sulla cultura d’impresa, coinvolgere le attività imprenditoriali del territorio.
A NaxosLegge ho visto concretizzarsi l’idea del paesaggio umano proprio grazie al forte rapporto col territorio.

Caterina Mittiga (Itam Comunicazione)
Foto di Antonella Tassone